Franco Neri racconta
“Faceva caldo quella mattina. Come ogni giorno, ero arrivato in stazione alle 7:30, poi a piedi verso l’ospedale militare. In farmacia, il tempo passava lento. Alle 10:45, la notizia: un’esplosione alla stazione. Forse una caldaia. Nessuno capiva. Nessuno voleva capire.“
“Poi arrivò l’ordine. Io e il mio collega dovevamo andare giù, nel sottopassaggio.
Cercare resti.
Resti umani.
Era tutto scuro, polveroso, irreale.
Un odore che non ho mai più dimenticato.“
“Nel buio c’erano anche due ragazzi della polizia. Giovanissimi. Ma noi, allora, ci sentivamo superiori. Noi eravamo militari.“
“Passarono ore, giorni. E solo molto tempo dopo si seppe la verità. La bomba, i morti, gli innocenti.“
“Quella giornata non è mai finita davvero. E molti anni dopo, uno di quei due poliziotti sarebbe tornato nella mia vita… davanti a un microfono.“

Ogni mattina era uguale per me. Treno delle 6:30 da Forlimpopoli, arrivo alle 7:30 a Bologna. Poi a piedi verso l’ospedale militare, reparto farmacia. Era l’estate del 1980, e sembrava un giorno qualsiasi.

Erano le 10:45 quando arrivò la notizia. ‘È esplosa una caldaia alla stazione,‘ dissero. Nessuno si mosse. Nessuno capì davvero. Ma da quel momento, nulla fu più come prima.

Pochi minuti dopo, arrivò un ordine. Io e il mio collega dovevamo andare alla stazione. Non sapevamo cosa ci aspettava. Si parlava ancora di una caldaia esplosa e dei feriti. Nessuno parlava ancora di una ‘bomba’. Nessuno parlava ancora di ‘morti’.

La stazione era avvolta dalla polvere. L’autobus della linea 37 era lì, con i finestrini coperti da lenzuoli bianchi. Un gesto semplice, pietoso. E sopra l’ingresso… l’orologio fermo. Le 10:25. Il tempo si era spezzato.

Entrammo nel sottopassaggio. L’odore era acre, le pareti nere. Due ragazzi della polizia erano lì, immobili, con la torcia in mano. Anche loro con il nostro stesso macabro incarico. Noi pero’ ci sentivamo superiori. Eravamo soldati, mica dei pulotti. Ma davanti a quel silenzio… eravamo tutti solo ragazzi.

Nessuno parlava. Nessuno sapeva cosa dire. Solo polvere, passi lenti e occhi sbarrati.
Quel giorno… non è mai finito davvero.

Molti anni dopo, 40 per l’esattezza, entrò in radio un uomo dallo sguardo profondo. Era CARMELO PECORA, Questore di Forli’ in pensione che era stato invitato per intervistarlo sul suo libro “GLI INFEDELI” dove parla dei Fratelli SAVI che lui aveva contribuito ad arrestare. Ma era anche uno dei due ragazzi che quel giorno erano con me nel sottopassaggio. Ci riconoscemmo. Non servivano parole. Quel silenzio… non si dimentica.”

Ogni 2 agosto, alle 10:25, Radio Stella Azzurra tace. Per un minuto intero. Nessuna musica, nessuna parola. Solo silenzio. Per ricordare.
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Prime prove di trasmissione
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