Radio Stella Azzurra

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Missione Monte Casale

Questa non è una storia normale.
È una storia epica, da leggenda della radiofonia di provincia, con più cemento che parole e più sudore che frequenze.
Perché quando si tratta di far arrivare Radio Stella Azzurra fino all’ultima casa della Romagna, Franco non guarda in faccia a nessuno: carica la Vespa come un mulo, prende la rincorsa e via, su per il Monte Casale, con i cani randagi alle calcagna e le taniche dell’acqua che ballano sul portapacchi.
Niente strade.
Niente aiuti.
Solo una missione: portare la radio lassù, dove neanche i pastori osavano andare.

E gli amici? Beh, arriveranno… quando il peggio sarà già stato fatto.

Per tutta l’estate, Franco affrontò la salita verso Monte Casale con la sua inseparabile Vespa rossa, carica di cemento, sabbia e speranze e il cuore pieno di sogni: così nacque la Missione Monte Casale.

Nessun progetto, nessuna squadra, nessun geometra: solo Franco, una carriola, una pala… tanta fatica e una voglia matta di far volare la radio più in alto di tutti.

Per far funzionare il ponte radio di Radio Stella Azzurra, serviva la corrente.
E la linea elettrica con il contatore, purtroppo, era lontana.
Così Franco prese vanga e piccone, e si mise a scavare un solco lungo piu’ di duecento metri, tutto a mano, per interrare il cavo che avrebbe portato l’energia fino al ripetitore.
Perché quando il sogno è alto… la fatica scende in profondità.

Non servono parole quando c’è chi scava con l’anima.
Con le mani nodose e le ginocchia che tremano, il babbo di Franco affondava il piccone nella terra dura, per aiutare un sogno a prendere forma.
Là dove sarebbe sorto il palo, c’era già piantato qualcosa di più profondo: il legame fra due generazioni, e una promessa fatta in silenzio.

Il casotto era pronto, la corrente arrivava… mancava solo l’antenna.
Quel giorno, lassù, nessuno comandava e tutti faticavano.
Tra corde tirate a mano, bulloni stretti coi denti e una radio da far volare, si alzò il palo più orgoglioso della Romagna.
Non era solo ferro.
Era una bandiera.

Non servivano discorsi.
Quel palo dritto con l’antenna in cima, diceva tutto: fatica, ingegno, e un pizzico di follia.
Si sedettero a guardare il panorama, stanchi e felici.
La radio era pronta a volare. E loro, per un attimo, volarono con lei.

Era il momento della verità.
Bastava un “ok” dallo studio per sapere se mesi di fatica erano serviti.
Franco parlava nel microfono con la voce sicura, ma le mani tremavano.
Tutti trattenevano il fiato, perfino un cane randagio, seduto lì accanto, in attesa di sentire se quella torre in cima al monte… parlava davvero.

In quel preciso istante, tutto ebbe senso.
Le taniche trascinate, le pale, i picconi, i chilometri a piedi, i cani randagi.
Una voce chiara uscì dalla radio e il monte esplose di gioia.
Non era solo un segnale.
Era il suono della libertà, dell’amicizia, della radio che ce l’aveva fatta davvero.


Ci sono sogni che si costruiscono a tavolino.
E poi ci sono sogni che si costruiscono con la vanga, il sudore e una Vespa carica fino all’inverosimile.

Franco, con le sue mani e la testardaggine di chi non accetta un “non si può fare”, aveva portato la voce di Radio Stella Azzurra là dove nessuno avrebbe scommesso: sulla cima del Monte Casale, con un casotto di cemento più piccolo di una cabina telefonica e un’antenna che puntava dritta al cielo.

Non c’erano finanziamenti.
Non c’erano permessi.
C’era solo la voglia di far sentire la propria voce.
E quando quella voce finalmente arrivò al paese, limpida e forte, fu come accendere una miccia: la radio non era più solo loro, era di tutti.

Era nata una leggenda della radiofonia di provincia.
E nessuno, da quel giorno, avrebbe più fermato Radio Stella Azzurra.